Tangled Ropes Groove

Un progetto straordinario, specificatamente ideato per “Convergenze Expo” sarà l’installazione, realizzata dalle incredibili abilità manuali e creative di Isabella Corda e Simone Perra, che animerà una delle tre mostre, in convergenza con le opere di 35 Autori.

Che cos'è?

 

Un nucleo di ferro e corda contenuto all'interno di un cubo di metallo, là dove convergono  e divergono oltre 3000 metri di cordino di juta.

Linee che solcano l'aria intrecciandosi e unendo fra loro le opere e diversi tipi di materiali posti all'interno dello spazio.

Tutto a formare un'unica installazione che vuole cullare e accogliere le opere di 35 artisti in un unica grande convergenza1

Le opere rappresentano 6 chiavi (tematiche).

 

Impossibile spiegare a parole... quello che vedrete vi trascinerà catapultandovi all'interno delle convergenze e delle opere!

 

Le chiavi

 

Le chiavi  selezionate per l'Installazione sono 6:

 

Alberi

Convergenze

Luce

Acqua

Musica

Donna

35  Artisti

 

Tanti Autori per questa sperimentazione artistica che ci lascerà senza fiato!

Ognuno di loro ha contribuito attraverso una sua opera a dare significato e a interpretare le chiavi e l'idea della convergenza.

Ognuno di loro crede che la sinergia, la contaminazione, la condivisione siano il fututo della comunicazione artistica.

                                         ALBERI

                                        Recensioni Girolamo Mingione

Alberi: ROMINA MOSTICONE  fotografia

 

In questa foto Romina Mosticone mette in evidenza la parte meno fotogenica dell’albero. Una sorta di riscatto morale? Forse, ma di sicuro la scelta del bianconero sottolinea in tutta la sua drammaticità la necessità delle radici affinché l’albero possa vivere. E se di riscatto si vuole parlare, allora qui le radici rivendicano la loro parte e dicono che sono albero anche loro e che dobbiamo vedere l’albero tramite loro. Da questa immagine traspare l’imperativo di pensare sempre alle radici ogni volta che ci troviamo di fronte ad un albero, e di considerare come in natura ogni parte si integri con il tutto, come la vita stessa si integra con l’albero.

 

Alberi: ROBERTA MANZIN        fotografia

 

Gli alberi di Roberta Manzin sembra vogliano sradicarsi protendendosi verso il cielo. Di più, danno sensazione di non essere piantati per terra ma che fluttuino nell’aria, levitano sopra l’erba. Ed è proprio questa sensazione di leggerezza, anche cromatica, dovuta alle nuances delicate, che si percepisce nella sua immagine. Le due zone verdi separate dal rosa dei tronchi e dal celeste del lago sono la base e il coperchio di una scatola che contiene l’idea di galleggiamento confezionata in questa foto. Il mosso verticale suggerisce l’ascensione e il cielo che si intravede in alto tra le foglie ci fa capire che ciò è possibile – uno spiraglio – e tale sensazione ci pervade totalmente che si rimane affascinati da tanta pace.

Alberi: FEDERICO LEFFE            fotografia

 

Sembra una scena apocalittica questa foto di Federico Leffe. L’albero (sebbene una scultura), che con i suoi rami tentacolari incombe sul ragazzo in bicicletta, è un mostro che impaurisce, un padre severo che ammonisce ma, soprattutto, è la natura che impone i suoi ritmi sull’uomo. L’ombra nerissima stagliata sul suolo – drammaticamente bella – ci rammenta che noi, piccoli esseri,  siamo alle sue volontà. In questa rappresentazione di una sorta di pessimismo cosmico di leopardiana memoria c’è tutta la tensione del bianconero, che riduce all’essenziale il concetto della natura come padrona del mondo, la cui potenza è espressa dall’inquadratura dall’alto dei due soggetti.

Alberi: MAURIZIO VALOPPI      fotografia

 

Questa foto (potremmo dire anche “quadro”) quasi monocromatica rappresenta appieno la cifra stilistica di Maurizio Valoppi in questo periodo della sua produzione. L’immagine è la rappresentazione onirica degli alberi – l’effetto mosso ha questo potere evocativo – che ondeggiano davanti ai nostri occhi. E’ interessante osservare come in questa immagine non tutto è mosso o sfocato;  in questo modo sogno e realtà sono interconnessi nell’unico riferimento fotografico. Lo spettatore è portato ad estraniarsi quando volge lo sguardo agli alberi, ma ritorna in sé ogni volta che i suoi occhi si posano sulle zone nitide e questo altalenare tra sogno e realtà, che ci tiene fermi sul soggetto, riesce a conciliare noi stessi con il mondo che ci circonda .

Alberi: DANIELA BISIN                                                                    poesia

 

Alberi

come fitte placente del cielo

Fecondi e altruisti diffusori di vita

Dell'orizzonte superato limite

Braccia infinite a sorprendere

Il vento incerto di notti stanche

Madri, padri e figli di una generosa genie

Che ci sostiene silenziosamente e ci fa vivi

Senza altro volere

Nell'energia delle infinite rinascite

Fratelli e sorelle di uomini troppo piccoli per

comprenderne il dolore e il valore

In umile attesa del sorgere del sole.

 

Gli alberi di Daniela Bisin sono il simbolo dell’amore puro. Dell’amore che ha nel libro mastro solo la voce “dare”; che fa convergere padri, madri e figli in una sola unità capace di essere “amore” in quanto unicum. Questo eros, che tiene insieme, dà la vita e la sostiene ad ogni costo, senza remore, nell’infinto alternarsi delle stagioni, del giorno e della notte.  I rami, come braccia tese verso il cielo, e le radici, anche loro rami tesi a scavare nella terra, sono perpetuo tentativo per una continua rinascita, sono umile e paziente attesa del sorgere del sole. Gli uomini sono avvisati.

Alberi: STEFANIA PASCUCCI      fotografia

 

Si guarda la foto di Stefania Pascucci e non possiamo non pensare alla parola simbolismo. Tutto è simbolo in questa immagine e questo simbolo è la natura. Vediamo l’arbusto (rappresentativo dell’albero) in una posa ferma, decisa mentre quella della donna è sfocata, mossa, evanescente. La testa rivolta verso l’alto – atteggiamento di disperazione o di estasi – è simbolo delle umane sensazioni; il ramo che punta la donna è simbolo di dominio della natura sull’uomo. Le mani che invitano allora sono l’accettazione di questa superiorità, ma non dobbiamo cadere nell’immagine dell’uomo-albero che domina la donna: è una donna che ha scattato questa foto. Quello che dobbiamo vedere è la metafora secondo cui solo la cooperazione tra l’uomo e la natura può generare bellezza.

Alberi: ADE KUSS                        fotografia

 

È incredibile come la foto di Ade Kuss ci rimandi ai quadri giapponesi di Hokusaki. Quindi va da se che questa foto non va guardata ma, piuttosto, “contemplata”. Qui c’è sogno, armonia, eleganza; c’è la sublimazione del concetto di albero. C’è concisione di pensiero, che tende all’essenzialità. Più che un albero, si può azzardare ad affermare che la foto rappresenti un ideogramma, forse un simbolo, forse un grafismo. Tutte queste congetture non fanno altro che convergere nell’idea di albero come elemento tendente al sovrannaturale. E ognuna di queste ipotesi induce sempre alla stessa conclusione: davanti a questa foto si è portati alla meditazione.

Alberi: ALESSANDRO FRATTA fotografia     

  

Sineddoche, contrasto e poesia sono gli elementi che formano questa immagine. La prima è ovvia, avendo fotografato una parte dell’albero; la seconda è chiara, avendo inquadrato un tronco bianco su uno sfondo dalle tonalità marroni; la terza, forse meno evidente, deriva dalla posizione del tronco, che è adagiato sul terreno.  Di poetico in questa posizione c’è il contatto diretto, e non tramite le radici, dell’albero con l’elemento che gli ha dato la vita e che ora, nella sua morte, ritrova in un abbraccio, o quasi, che lo riconduce ad elemento nutritivo per altre forme di vita. E’ piacevole vedere questa circolarità che diventa convergenza per la vita.

                                  CONVERGENZE

                                        Recensioni Girolamo Mingione

Convergenze: SILVIA MARIANI       fotografia

 

Un volto che emerge dal buio del bosco. Volto le cui dimensioni non sono proporzionate al contesto o viceversa? Quindi è il bosco che emerge dal volto? In queste domande sta forse l’essenza di questa composizione e, probabilmente sono le domande che Silvia Mariani vuole che ci poniamo. Nell’ambivalente visione si configura il rapporto osmotico uomo-natura: sia l’uno che l’altra si propongono per dare e ricevere per un alto fine comune. La sua opinione, nei toni scuri dell’immagine,  evidenzia un rapporto non facile, ma che solo la perseveranza contro tale difficoltà garantirà la convergenza verso un equilibrio.

 

 

Convergenze: DANIELA BISIN                                                                    poesia

 

In questa conversione

plurima e caleidoscopica

All'Arte della vita

noi viviamo

E' creare ad ogni pulsare

del cuore

In connessione al cosmo

In armonico riscontro

Miriadi di fili

che si incrociano

Sete lucide d'anime

Che ordiscono le trame

e questa è storia dell'umanità

che ha ancora occhi al cuore

per essere e sostenere

dall'alfa allo zenit

ogni cellula vivente

pietra o entità.

Siamo nel pensiero

di un abbraccio

che diventa respiro

Unisono

Per Daniela Bisin “vita e arte” si deve intendere come “vita è arte”. E sicuramente D’Annunzio l’avrebbe applaudita per questo. Non c’è nessun dubbio che stabilire contatti, qualsiasi essi siano, è il diktat di questa autrice, anzi è il suo verbo. Arte è il network creato dall’intreccio; vita è l’anima dei fili che in questa sorta di trama cosmica fanno in modo che la tela tessuta sia il substrato attraverso il quale tutti sono uno, collegando la storia di ognuno di noi con la storia del mondo. Un unicum nella differenza che permette il ritmico pulsare delle idee e la condivisione delle stesse.

Convergenze: 

ANTONELLA DE SPUCHES    fotografia 

 

In questa immagine di Antonella De Spuches abbiamo un centro di attrazione, un focalizzatore di attenzione che fa convergere lo sguardo. Sarà la stella o il bambino che gioca? Probabilmente entrambi, anche perché quel nero sul bianco è un contrasto troppo allettante per il nostro occhio. In questo caso i convergenti siamo noi che osserviamo e proprio per questo la pertinenza al tema è assodata. E se le punte della stella sembrano portarci fuori e distrarci dal punctum, allora il leggero decentramento dell’immagine rende il tutto instabile e ci riporta di nuovo dove proprio dobbiamo guardare: il bambino al centro della stella. Più convergente di cosi!                       

 

Convergenze: GIUSY RIZZI               pittura                         

 

La tela di Giusi Rizzi è un mare oleoso la cui superficie è mossa da un vento leggero. Noi lo vediamo dall’alto ma i colori cangianti non permettono di andare in profondità. Sotto la superficie c’è un mondo a noi vietato,  però siamo ipnotizzati  dal cambiamento cromatico dovuto al continuo spostarsi della luce sull’acqua e ciò fa convergere la visione in immaginazione. In questo modo si può guardare oltre la superficie e focalizzare – anche questo una convergenza – l’attenzione su ciò che si trova. È questo sguardo verticale, che oltrepassa il mare viscoso, che Giusi vuol fare convergere.

Convergenze: LAURA DI CARLO                fotografia 

                      

La foto di Laura di Carlo ci parla dell’ignoto. Infatti le due bande azzurre, convergendo in un vertice artificiale, chiudono la scalinata. A causa della prospettiva geometrica lo sguardo si ferma in questo apice e ogni intenzione è preclusa. Possiamo solo immaginare dove portano i gradini e forse il montante superiore della porta, tra il muro e il lato superiore della foto, può darci degli indizi. Ma sono solo supposizioni e non c’è via di scampo. Le ipotesi convergono anch’esse nel vertice e lì, soffocate, si arrestano. Così si rimane, sospesi, con tale dubbio “geometrico” indotto da questo punto di ripresa, che resta intrappolato nel triangolo tridimensionale.

Convergenze: MAURIZIO VALOPPI           fotografia   

                      

Di questa composizione dinamica si deve solo aspettare che ci coinvolga. E lo farà perché è elegante, armoniosa, discreta, cromaticamente fine, graficamente accattivante. Quando accadrà noteremo come la curva disegnata dal montante grigio ci porta a immaginare la linea del muro. Ci accorgeremo che il grigio del montante digrada nel bianco, che accompagna la linea nera verso l’angolo in basso a destra. Osserveremo le linee dritte azzurro-blu che convergono nelle curve bianche e nere,  e tutta questa geometria che viene risucchiata verso un unico punto. In questa scoperta, Maurizio Valoppi ci guida con rigore tecnico e raffinatezza formale.

Convergenze: LISA FICARA                                                                   poesia

 

Ma se poi ricerchi un'altra angolazione

il tempo non esiste ma esistiamo io e te.

E si rinasce diventando un plurale.
Questo avviene se le due funzioni che raffigurano l'esistenza di ognuno, intersecandosi,
continuano il loro andamento in maniera,

pur se parallela,
ma tendente allo stesso punto limite...

Non è la sovrapposizione delle vite bensì la convergenza verso una unica meta a far sì che l'amore possa essere vissuto

nella sua espressione più elevata.

Molti i bocciati e pochi i promossi.
Io ancora aspetto gli esami di riparazione.

Che l’amore non sia una cosa facile Lisa Ficara lo esplicita in “Molti i bocciati e pochi i promossi”. Sintesi eccellente di una poesia che, nella sua analisi matematica, crea un sapiente parallelismo tra scienza e lettere, mettendo in evidenza quanto importante sia cercarsi sempre. Questo continuo avvicinamento all’altro non è prevaricazione, né controllo ma tentativo di trovare “un’angolazione” che unisce le due individualità e le proietta in un’esistenza in cui, nel tendere al punto limite, entrambe perseguono l’idea di amore che costruisce.

                                      LUCE

                                        Recensioni Girolamo Mingione

Luce: MARCO ROMUALDI                    fotografia

 

Il minimalismo e il concettuale, cifre note di Marco Romualdi, sono le parole con cui leggere questa foto. In questa immagine luce, ombra e umano, per il quale in questo caso  il termine sineddoche è d’obbligo, sono tre attori con ruoli specifici: l’ombra fa si che l’umano possa vedere la luce. Posso immaginare che l’umano si accorga della curva di luce solo perché passa sulle sue scarpe, le quali diventano il punto di contatto e il punto di partenza per percorrere il tragitto curvilineo. Chi fa questo percorso siamo noi che osserviamo – tramite l’umano che non c’è perché manca il volto – e siamo noi che godiamo di questo raggio curvato. Ancora, sia la luce che l’umano sono “a metà”, mentre l’ombra no. Metafora                      dell’incompiuto?

Luce: FEDERICO LEFFE                         fotografia

 

In questa foto si possono trovare la simmetria, la convergenza, l’essere umano e la luce. Ed è quest’ultima che predomina la scena, come un totem a cui gli uomini guardano con timore reverenziale. Ciò si può tradurre dalla grande massa di luce che sovrasta i due ragazzi. Inoltre, la potenza della luce è messa in risalto dal buio tutt’intorno, che funziona da quinta teatrale per questo spettacolo del contrasto tra il bianco e il nero. L’autore ha saputo cogliere la potenzialità della foto proprio in questa contrapposizione e ha avuto l’accortezza di aggiungere le figure umane per rendere ancora più importante il soggetto LUCE che, altrimenti, avrebbe perso tutto il suo significato simbolico di “soggetto positivo”.

Luce: LORENZO MIGNANI                       pittura   

           

Si può pensare o credere che l’autore abbia voluto descrivere la luce come nascita o come apertura verso l’ignoto. In entrambi i casi, benché possa rimanere il dubbio, è evidente che in questa tela la luce prorompe verso di noi per dirci che qualcosa di nuovo è avvenuto. Che sia una nascita o una apertura che ci permette di guardare oltre a noi non è dato saperlo – ma non importa – perché è questo che l’arte in genere deve produrre: una sensazione. La luce nasce e questa nascita produce uno squarcio nella tela, produce una liberazione: il nero si dissolve verso l’alto e predominano i colori accesi del rosso, blu, viola che contornano la luce per renderla più luminosa. 

Luce: PAOLO DE CHELLIS        fotografia     

   

Come l’orma indica il passaggio, l’ombra indica la presenza della luce. Ciò è evidente nella foto di Paolo De Chellis, il quale, però mette in evidenza il binomio  “reale” - “virtuale”. È  interessante questa composizione perché introduce due percezioni diverse ma che non possono essere plausibili senza la luce. Senza di essa non c’è ombra e non è possibile la visione diretta del mondo intorno a noi. In questa immagine la luce sdoppia il soggetto, che appare come sé stesso e l’ombra di sé. In tal modo, parafrasando Magritte, si potrebbe dire “questo non è un cappello!”, anzi la frase più appropriata sarebbe: “Questa foto rappresenta un cappello?”.  Esiste una continuità, dovuta alla luce, tra quello che è e la sua rappresentazione ed esiste una continuità, per mezzo della luce, tra l’oggetto e la sua sagoma.

                                         ACQUA

                                        Recensioni Girolamo Mingione

Acqua: IDA DI PASQUALE        fotografia

 

Per Ida Di Pasquale l’acqua non può essere cosa esterna ma compenetrazione tra elementi, contiguità di valori. Uomo e fluido, senza barriere, si donano l’uno all’altro in uno scambio continuo di vita. Ma qui è l’uomo a sentire, a lasciarsi coinvolgere, a chiudere gli occhi e udire il rumore avvolgente dell’acqua. Come in un abbraccio, esperienza tattile necessaria, il mare diventa onda che sconvolge e rende partecipe, che dona e appaga, che rassicura e calma. E in questo abbandono il naufragio diventa il culmine di un esercizio spirituale che tende all’universale, all’unità fluido-uomo descritta magistralmente dal mosso nella fotografia.

 

 

Acqua: ANTONIO GARAVINI     fotografia

 

Non c’è soluzione migliore per fotografare l’acqua che contrapporla a qualcosa di solido. Senza la presenza dei ciottoli non avremmo visto l’elemento liquido in tutta la sua essenza, su questo non si discute. Di più: in questa foto l’acqua – il mare – è l’ultima cosa che noi vediamo, poiché veniamo portati verso di essa a partire dai sassolini, passando per la spuma. Antonio Garavini non ci sbatte in faccia il soggetto della sua foto, ma ci conduce ad esso gradualmente, probabilmente con una dose di pathos, sicuramente con un sottile ironico cinismo: per arrivare all’acqua dobbiamo passare sul duro, superare il muro di spuma…

Acqua: CRISTIANO GUIDA         fotografia

 

L’acqua di Cristiano Guida è il liquido amniotico che ci protegge e ci alimenta. La ripresa subacquea ci mette nella condizione di essere partecipi, quasi protagonisti, di ciò che sta accadendo; siamo immersi anche noi in questo elemento che ci avvolge completamente, tenendoci fuori dal mondo esterno. La sensazione di calma che pervade tutta la scena ci dice che non possiamo, anzi non dobbiamo, avere paura: non c’è ansia nei gesti dei personaggi, che galleggerebbero volentieri se non ci fosse il pavimento a fermarli.  Tutto è attutito e questa sensazione di pace si estende anche noi che guardiamo – la vera potenza di questa immagine -  e non possiamo negare il piacere dell’abbandono nel ventre delle nostre madri.

Acqua: LORENZO MIGNANI           pittura

 

Qui si rappresenta la donna e ciò che la donna rappresenta. La bellezza innanzi tutto, delle forme e delle proporzioni; l’eleganza, che rimane anche in una situazione, o in un contesto, innaturale; la dolcezza del volto rilassato che si intravede tra i capelli. Anche il corpo rilascia questa sensazione di calma, come se l’ambiente acquatico fosse una fonte rigeneratrice che ritempra, convergendo i pensieri nel punto focale. L’immergersi è, oltre a un atto purificatore, un ritrovare se stessi. E il fascino di questa sensazione non poteva che essere rappresentato da una donna, idealizzazione totale dell’armonia.

 

                                         MUSICA

                                        Recensioni Girolamo Mingione

Musica: GIROLAMO MINGIONE        fotografia

 

Decontestualizzare la musica e metterla in rapporto sinestetico con il fiore. Sembra questo lo scopo dell’immagine di Girolamo Mingione. Probabilmente è così. Anzi, sicuramente è così, altrimenti perché inserire un violino in una calla? Nel tentativo di unire due corpi estranei egli cerca una uniformità di senso tra la musica prodotta dal violino e la forma della calla. Ma, al contempo, anche il violino ha una sua forma e la calla una sua musicalità e ciò produce un dinamismo visivo che costringe lo sguardo tra lo strumento e il fiore. Forse che questo dinamismo è anch’esso musica?

Musica: LUCIANA TRAPPOLINO        fotografia

 

Sensazioni ancestrali molto ben evidenziate in questa bellissima immagine di Luciana Trappolino. La musica non è intesa solo come produzione coerente di suoni per mezzo dello strumento ma come messaggio di amore che parte da lontano e, tramandato tra le generazioni, si fa attuale nelle mani – piuttosto, nelle narici – della musicista. La donna non sta solamente suonando ma dialoga con l’interlocutore; lo mette a parte del suo universo, lo trascina con sé nella sua storia all’incontro finale tra il suo mondo e quello dell’altro: una convergenza spirituale in cui musicista e ascoltatore diventano una cosa sola.

Musica: ALESSANDRO TORRELLI        fotografia

 

La musica per Alessandro Torrelli è lo strumento che viene suonato. Ma soprattutto è l’accompagnamento della nostra vita quotidiana, il motore che ci fa andare avanti altrimenti i troppi pensieri ce lo impedirebbero. A volte restiamo ad ascoltare, altre ci lasciamo accarezzare apparentemente senza passione ma, qualunque sia il nostro stato d’animo, non possiamo fare a meno di ascoltare. In questa foto il sassofonista è in primo piamo ma siamo attratti subito dall’uomo che è rimasto in ascolto; essi, paradossalmente, sono uniti nella composizione dalla figura in movimento. Questa “macchia bianca” riempie il vuoto tra i due soggetti e li avvicina. Piace pensare a questo movimento come la musica che si diffonde nell’aria.

Musica: ADE KUSS                         fotografia

 

Qui la musica è nel gesto. Anzi è concentrata nella mente del direttore che, nel gesto, la propaga in tutta la sala. In questa foto, in cui il momento è congelato, si percepisce la musica nel divenire: gli ascoltatori sanno la sequenza dei brani che ascolteranno ma attendono la prima nota che li sciolga dalla tensione dell’attesa. Anche il buio contribuisce a questa sospensione e solo la testa e il braccio sono illuminati, come se queste fossero la metafora di mente e corpo che, insieme, si combinano per produrre musica. E la musica, in questa immagine, si sente in ogni pixel che l’ha generata.

Musica: GIULIANO MARZOLA               fotografia

 

La musica vista come atto spirituale, come tramite tra il terreno e l’ultraterreno. In questo caso le note scritte sul tetragramma gregoriano rappresentano una musica che conforta, intimamente legata alle parole che giungono dal cielo. Musica, note e parole sono fuse insieme in questo scatto che ha la forza della sintesi, che è forza interiore, rappresentata dalla luce che investe il libro – interessante il movimento creato con le linee oblique – e dallo sfocato dell’immagine. Tale movimento infonde una dinamicità che evidenzia come la musica e il suo ascolto interiore hanno peculiarità osmotiche e l’una senza l’altro non hanno ragione di esistere.

Musica: MARCO ROMUALDI              fotografia

 

In questa immagine si percepisce la tensione del musicista nell’atto di suonare. Il mosso delle corde, dell’archetto, del violino, non comunica esclusivamente tensione ma, piuttosto, che la musica è possibile solo se strumento e musicista sono, in qualche modo, intimamente legati. Quello che ci mostra questa foto è la passione – potremmo dire l’eros – tradotta nella musica. E tale passione si potrebbe cercare, a livello cromatico, sia nella luce dell’archetto che taglia obliquamente il rettangolo, sia in quella delle corde, dovuta alla loro vibrazione.

                                         DONNA

                                        Recensioni Girolamo Mingione

Donna: MONICA ZORZI                 fotografia                    

 

A questa immagine possiamo attribuire aggettivi come evanescente, delicata, poetica, sensibile, ma non possiamo fare a meno di osservare il desiderio di maternità. Questa è la donna presentata da Monica Zorzi, una donna che sogna un figlio, che vede in questo figlio il suo completamento che si realizza  (il modo in cui fa tenere la bambola alla donna è l’intenzione che l’una sia il prolungamento dell’altra). La morbidezza dei toni e la sfocatura dell’immagine creano un unicum tra i due soggetti  e che mamma e figlio si donano la vita reciprocamente.

Donna: MASSIMO VASCONI    fotografia     

       

Anche se il viso non è completamente scoperto, è chiaro che la donna fotografata da Massimo Vasconi è una donna sorridente, solare, divertita. Il suo nascondersi il volto ha qualcosa di seducente e, al contempo, infantile: forse è un gioco, forse non lo è affatto. Siamo attratti dal suo sguardo che fissa dritto in camera e che ci invita a tirare via la coperta, senza malizia ma solo per una curiosa giocosità. Siamo sicuri che sia proprio così? Sicuramente nell’immediato vogliamo tirare via la coperta e farle il solletico.

Donna: MARIAM BEHBOUDI       fotografia            

Il volto all’indietro e il guanto bianco è l’immagine giocosa che Mariam Behboudi vuole dare della donna. Una donna anche sognatrice e, nel contempo, autoironica, che non si nasconde davanti all’obiettivo e, anzi, si diverte a posare. Incurante dello sguardo altrui e indifferente ad ogni sorta di pettegolezzo, con gli occhi chiusi si fida di chi la osserva, lasciando se stessa vulnerabile allo sguardo altrui.  Il suo essere è schietto e solare, come a dire: “Sto giocando e mi sto divertendo; oggi è così, domani si vedrà!”.

Donna: MARIA CINGARI             fotografia   

        

In questa immagine di Maria Cingari c’è tutta la fierezza di una vita vissuta. Un invito alle donne a non mollare mai e a guardare sempre davanti a se, pur tenendo presente il proprio vissuto; anzi, portarlo scritto sul volto e sbatterlo in faccia al mondo intero. La donna di Maria Cingari non teme il tempo che passa e non ha paura di vedere davanti a se; non si nasconde – il sole che investe completamente il suo volto ne è la conferma formale – e non scende a compromessi. Ci dice che quello che si vede è, non c’è trucco e non c’è inganno, quindi…o prendere o lasciare.

Donna: IDA DI PASQUALE             fotografia         

Ida Di Pasquale ci presenta una donna evanescente, inarrivabile, che possiamo solo immaginare di poter toccare. L’andatura elegante e provocatoria è esaltata dall’esagerazione della vita sottile e dai glutei notevoli, e mostra anche una sensualità controllata – il modo vezzoso di toccarsi il cappello – di una persona che conosce se stessa. Una donna importante, sicura di sé, distaccata ma che si lascia ammirare, consapevole del suo fascino. Nell’immagine proposta questa donna sa di essere guardata e gioca con lo spettatore; dice: “so che mi desideri, ma per ora puoi solo ammirarmi e aspettare che prenda una decisione”.

Donna: GLORIA STAFFA          fotografia    

    

Ritratto intenso e penetrante questo di Gloria Staffa. Lo sguardo dritto in macchina indica fierezza e orgoglio ma anche protezione nei confronti del figlio. Donna e Madre sono il binomio ancestrale che in questa foto viene ribaltato dalla sua ormai antiquata accezione maschilista – la donna che ha il compito di mettere al mondo figli – a quella di soggetto autonomo e responsabile, con la propria dignità e con la capacità di affrontare la vita con responsabilità e coraggio. Questa donna dice: “Sono qui, con il mio bambino, consapevole di ciò che mi aspetta. Ma non ho paura e vado avanti!”

Donna: ANNA MARIA GIORDO       fotografia     

           

In questo ritratto di Annamaria Giordo vediamo una donna pensierosa e vera nella sua rappresentazione, non artefatta dalla postproduzione in camera chiara. Il poco contrasto rivela un volto sereno; le rughe, non marcate, rivelano una vita vissuta con partecipazione attiva. Ciò che è ora questa donna è frutto delle sue decisioni, delle sue scelte.  E quello che è le piace. Il volto rilassato, lo sguardo aperto verso l’esterno ci dicono che lei ha fatto quello che doveva fare, senza eroismi o azzardi, perché quella era la cosa giusta. Non ci sono rimpianti sul suo viso e non ci sono neanche speranze nei suoi occhi, ma la consapevolezza di aver dato il massimo.

Donna: FLAVIA CORDONI       fotografia                 

Questo tenue ma intenso bianconero di Flavia Cordoni ci mostra la donna nella sua fase adolescenziale, dove sogno e realtà si scontrano. Il trucco che cola è un amore perduto, un sogno infranto? Lo sguardo assente è pensiero che si interroga, futuro che si attende ma che non si vuole subire. La delicatezza dei contrasti, quasi inesistenti, trasforma questa immagine in poesia che ci rende solidali con la giovane. Noi siamo con lei perché la poesia che emana ci coinvolge e ci trattiene in un incanto che non possiamo turbare.

 

Donna: ERIKA CAPOBIANCO           pittura      

Erika Capobianco presenta una donna ironica e spregiudicata. Una donna che mette in mostra il suo corpo con sincera ostentazione e provocante allegria. Le scritte “sex at work” e “night” sono inequivocabili indicazioni della situazione raffigurata, ma non c’è nulla di drammatico in questo quadro; anzi, la rappresentazione è quasi carnevalesca e questo ci svincola dal contesto, presentando l’insieme sotto l’aspetto festoso, facendoci spettatori in un ballo in maschera, in una “cage aux folle” tutta al femminile.

 

Donna: BARBARA VISCA               fotografia     

Un nudo delicato che attira lo sguardo per l’eleganza della posa e per la morbidezza del bianconero. Barbara Visca colpisce direttamente all’anima dello spettatore, che non può fare a meno di rimanere affascinato da tanta leggerezza – la mano che sembra fluttuare nel passare dall’una all’altra posizione – tanto da restarne incantati. Si guarda questa foto e si è circondati dal silenzio; si guarda la mano e si è attratti dal gesto. Tutto, in questa foto, ci allontana dal voyerismo. Tutto, in questa foto, ci avvicina all’armonia e alla raffinatezza.

 

Donna: DOMENICO CIPPITELLI          fotografia   

 

Una “dark woman” rigorosamente in bianco e nero. Domenico Cippitelli usa questa dualità cromatica per disegnare la sua donna misteriosa, che si fa notare e si nasconde. Una donna decisa, con lo sguardo fisso nella macchina fotografica e che, quindi, guarda dritto negli occhi dello spettatore, quasi ad ipnotizzarlo. In questa immagine la donna è consapevole della sua forza –  espressa dalla parte in evidenza del suo volto – ma non vuole scoprirsi totalmente per avere sempre il controllo su ciò che la circonda. E’ una donna che domina e che decide.